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Settore biomedicale, le imprese italiane guardano all’Irlanda

Michele Pignatelli

Il settore biomedicale italiano fa rotta verso l’Irlanda. Cresce il numero delle aziende che guardano con interesse a partnership e opportunità di business nell’Isola di smeraldo, sia che si tratti di startup innovative a capitale nostrano, come Eucardia, sia di imprese nostrane entrate nell’orbita di colossi internazionali, come Medtronic Invatec di Roncadelle. Una dozzina di queste ha preso parte a Med in Ireland 2017, evento biennale nato nel 2005 e organizzato da Enterprise Ireland, ente governativo incaricato di portare le aziende irlandesi nel mondo e di favorire i loro rapporti commerciali con realtà straniere.

«In Irlanda c’è un cluster fortissimo, unico in Europa, sul piano dell’offerta dei prodotti», sottolinea di ritorno da Dublino Luca Giorgini, manager responsabile di Business Development e R&S di Plan 1 Health, pmi italiana di Udine, 3 milioni di fatturato e 15 dipendenti. L’azienda sviluppa e commercializza dispositivi medici impiantabili nel corpo umano, tra cui sistemi per l’implantologia dentale e per l’infusione di farmaci, è molto concentrata su ricerca e sviluppo ma, per la produzione, si appoggia perlopiù su altre aziende, anche estere. Di qui l’interesse per il mercato irlandese, ricco di realtà «competitive e competenti», e per Med in Ireland, che Giorgini definisce una «buona occasione per incontrare direttamente i fornitori e una buona vetrina per individuarne di potenziali: in questa edizione ho fatto 4 o 5 incontri molto proficui».

L’obiettivo principale dell’evento, come conferma Alessio Nori, senior trade development executive di Enterprise Ireland, è appunto mettere in contatto, sviluppare trattative in corso o favorirne di nuove: «Vediamo per esempio un link interessante – spiega – tra i cluster di Mirandola (Modena) e Saluggia (Vercelli) in Italia e imprese irlandesi dislocate soprattutto nel distretto di Galway».

Med in Ireland ha visto la presenza di 80 aziende irlandesi, con stand e spazi dedicati ai meeting one-to-one, e circa 300 buyers provenienti da tutto il mondo; l’Italia aveva la quarta delegazione più folta dopo quelle di Usa, Francia e GermaniaSvizzera.

In Irlanda il settore dei dispositivi medici è in forte espansione, non tanto in termini di fatturato interno – le dimensioni del mercato sono stimate in circa 750 milioni di dollari nel 2017 secondo Bmi Research – quanto piuttosto per il peso che ha in termini di export (il Paese è uno dei maggiori esportatori in Europa di questi prodotti, che rappresentano oltre l’8% dell’export) e occupazione, con gli oltre 29mila posti di lavoro collegati, grazie alla presenza di 18 tra le 20 maggiori multinazionali del settore, perlopiù americane.Il governo considera oggi il settore “medtech” uno dei cinque “hub” emergenti.

Quanto all’Italia, è il quarto principale mercato di dispositivi medici in Europa occidentale, stimato in quasi 9 miliardi di dollari nel 2017. Le sue prospettive di crescita poggiano oggi soprattutto sul settore privato, in espansione molto più rapida del tradizionale bacino rappresentato dalla sanità pubblica. Ma c’è spazio, in un settore sempre più dominato dalle multinazionali, per realtà mediopiccole a capitale italiano? «Non per ciò che concerne i prodotti di massa – chiarisce ancora Luca Giorgini – ma restano spazi di nicchia dove si può avere un certo tipo di ruolo grazie a tecnologia, esperienza consolidata, standard di sicurezza».

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