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Chris Skinner: “Post-Brexit: l’Irlanda è il luogo migliore per le banche statunitensi”

Numerosi settori d’affari in Irlanda potrebbero guardare con trepidazione alla Brexit. Tuttavia, per il settore della tecnofinanza tale evento potrebbe rappresentare una concreta opportunità.

Secondo Chris Skinner, esperto in tecnofinanza residente nel Regno Unito e arrivato a Dublino per tenere il discorso di presentazione per la conferenza Future of Fintech (Il futuro della tecnofinanza) di Enterprise Ireland (tenutasi a gennaio), la perdita dei diritti conferiti dal passaporto per le società di servizi finanziari con sede nel Regno Unito rappresenta una benedizione per l’Irlanda.

“Si tratta di un’ingente perdita per il Regno Unito che provocherà la contrazione di un mercato costituito da 28 Paesi che si trasformerà in un mercato formato da un unico Paese”.  Tuttavia, è un “dono” per Dublino, come lo ha definito l’esperto, un dono già consegnato.

Post-Brexit: l’Irlanda è il luogo migliore per le banche statunitensi

“Le banche statunitensi stanno attivamente ricollocando i servizi fondamentali europei in Irlanda. Non si tratta solo di voci, ma di una constatazione”, afferma Skinner.

“Ciò non significa che stiano trasferendo le intere attività a Dublino. Difatti, Londra continua a essere vista come il centro finanziario mondiale. Tuttavia, posto che Londra non ha più accesso all’Europa, il successivo luogo migliore per le banche statunitensi per accedere all’Europa è l’Irlanda, non solo Dublino, ma anche la costa occidentale”.

Al contempo, stanno emergendo  nuove opportunità per il settore della tecnofinanza in virtù della maturità degli atteggiamenti delle banche nei riguardi del settore.

“Parlo del rapporto tra i due come quello tra un genitore e un figlio. In questo caso, le banche sono il genitore e la tecnofinanza è il figlio. Cinque anni fa, chiunque parlasse di tecnofinanza l’avrebbe definita distruttiva, il cui scopo era liberarsi delle banche. Tuttavia, cinque anni dopo, le banche sono ancora qui con le stesse dimensioni e la stessa importanza”.

L’esito è un’interazione più matura tra le società di tecnofinanza per quanto attiene a partenariati, co-creazioni e collaborazioni con le banche.

Le banche viste come curatrici delle soluzioni di tecnofinanza

Questa situazione aprirà la strada a quello che Skinner prevede essere il futuro delle banche, ovvero agire da “curatrici” di una gamma di soluzioni di tecnofinanza intelligenti. La disponibilità di una serie di servizi innovativi consentirà alle banche di differenziarsi nel mercato. Al contempo, possedere l’imprimatur, ovvero l’autorizzazione, da una banca accreditata favorirà il successo delle imprese di tecnofinanza.

È uno scenario già in atto. Difatti, la tecnofinanza “sta attualmente manifestando i suoi effetti più importanti mediante la creazione di mercati in precedenza non serviti o scarsamente serviti dal sistema finanziario storico, in relazione a crediti e prestiti alle piccole imprese, servizi per gli studenti oppure pagamenti o prestiti P2P”, ha affermato l’esperto.

Inoltre, la tecnofinanza sta promuovendo migliorie al sistema finanziario esistente. “Il vantaggio delle banche è dovuto al possesso di autorizzazioni governative. Pertanto, ciò le rende enti affidabili in cui depositare il proprio denaro. In quanto consumatori, siamo consapevoli che, in caso di problemi, riavremo indietro i nostri € 100.000. Tuttavia, non abbiamo questo genere di garanzia con società non regolamentate e i clienti ne sono consapevoli.

Le persone sono talmente preoccupate e spaventate in relazione al denaro da detestare il cambio di fornitori di conti” ha aggiunto.

“Le regole del Regno Unito in materia di passaggio da un conto all’altro sono in vigore da cinque anni e il loro scopo è spronare le persone a cambiare banca. Eppure, un numero minore di persone cambia banca rispetto a quanto faceva prima dell’introduzione dei regolamenti. La motivazione è la seguente: le persone si chiedono cosa potrebbe spingerle a cambiare banca se tutto ciò che desiderano è ottenere qualcosa che sia sicuro ed efficiente, come un servizio?”

Di conseguenza, in che modo la tecnofinanza può spingere i clienti a distanziarsi da questa idea? “È un’operazione estremamente difficoltosa, in particolare in ragione del fatto che la gran parte delle imprese di tecnofinanza è priva di storia, marchio e fiducia. Al contrario, le banche hanno secoli di storia, milioni di clienti e miliardi di euro”.

Le innovazioni di tecnofinanza offrono un’esperienza cliente migliorata

È la constatazione di ciò ad aver spronato le imprese di tecnofinanza a sviluppare un approccio alla crescita più maturo. “Sono gradualmente passate a un punto in cui hanno compreso che non avrebbero sostituito le banche, ma avrebbero reso i servizi bancari migliori. In effetti, nelle suddette aree le imprese di tecnofinanza stanno svolgendo davvero un ottimo lavoro, migliorando l’esperienza cliente, agevolando il rapporto con la banca.”

Stanno rimuovendo “inefficienza e ottusità” dai processi bancari (ad esempio, quelli di onboarding dei clienti), i quali, precisa l’esperto, sono stati ideati durante la rivoluzione industriale e richiedono ai soggetti di presentare bollette delle utenze e passaporto per aprire un conto.

Ciononostante, alcune innovazioni della tecnofinanza stanno ancora attraversando una fase embrionale. “La blockchain ha attraversato il Ciclo dell’Hype e ora è saldamente nella fase della disillusione, principalmente in ragione del fatto di essere stata oggetto di forte attenzione nel 2015 e nel 2016. Tuttavia, in seguito si è scontrata con la dura realtà, ovvero è ancora qualcosa di sperimentale” ha sostenuto Skinner.

“È una piattaforma ancora difficile da sviluppare in quanto, se si rivelasse vantaggiosa, coinvolgerebbe numerose parti terze diverse che collaborano insieme. Lo scopo della blockchain è costruire un database di fiducia tra soggetti che non si fidano l’uno dell’altro.”

Non abbiamo bisogno del suddetto database se ne creeremo uno interno, in quanto abbiamo fiducia della nostra organizzazione. Tuttavia, ne abbiamo bisogno in situazioni in cui, ad esempio, abbiamo controparti finanziarie che effettuano operazioni tra Russia, Cina, USA e Dublino e che non godono di reciproca fiducia, ha puntualizzato l’esperto.

“Attualmente è la rete SWIFT, domani sarà Ripple oppure la rete SWIFT su una blockchain. Tuttavia, la costruzione di ciò richiederà anni, in quanto vi sono numerose parti terze coinvolte e la tecnologia stessa non è ancora pronta per la ribalta.”

Tuttavia, benché siano ancora sperimentali, le tecnologie di registro distribuito di questo tipo oppure di altro tipo trasformeranno un’enorme quantità di infrastrutture di base tra istituzioni, nello specifico tra governi, imprese e banche, ha dichiarato l’esperto. “Oggi stiamo gettando le fondamenta. Tuttavia, ci vorranno da tre a cinque anni prima di poter uscire dalla fase concettuale”.

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